All posts by Claudio Licata - @ClaudioLica

Laurea triennale in giornalismo a Palermo, laurea specialistica in strategie della comunicazione pubblica e politica a Firenze, Certificazione Cisco CCNA. Appassionato di politica e marketing.

#PalermoNonMollare

Ho come l’impressione che la mia città, Palermo, faccia di tutto per mandare via i suoi figli più giovani. Non mostra né ci tiene a far sapere che per lei siamo fondamentali. Per niente. Si ha piuttosto l’impressione di essere di troppo, superflui, accessori, d’arredo. Ma io non ho voglia di andare a ricercare le colpe politiche ed economiche di tale situazione. Ci siamo ormai, cosa vuoi farci? Palermo, come vuoi reagire? Il tuo primo cittadino potrà dare la colpa a Roma, il primo ministro potrà dare la colpa a Bruxelles, gruppi sempre più numerosi danno la colpa all’unità d’Italia stessa, momento storico tragico per tutto il sud. E va bene, sicuramente le colpe esistono e qualcuno le detiene, ma oggi cosa vuoi fare? Continuare a lamentarsi non può essere una soluzione.

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Cattedrale di Palermo

Nel medio lungo termine abbiamo bisogno di costruire un progetto di riqualificazione dei sogni e delle speranze, nutrite dalla concretezza delle azioni. Nel presente abbiamo bisogno di leggere nello sguardo del turista la meraviglia che per troppo tempo molti di noi hanno smesso di provare, dando per scontato ciò che ci circonda.  Il motivo di tale distrazione è certamente imputabile alle peripezie quotidiane, una su tutte per molti è rappresentata dalla difficoltà di trovare lavoro, e quand’anche lo si trovi, di essere messo in regola, e quand’anche si è messi in regola, di ricevere quello che spetta di diritto ed è scritto nero su bianco nel contratto. Perché è prassi quella di ricevere meno e con quello che il datore di lavoro risparmia paga i contributi. Se hai figli gli assegni familiari, anche quelli, vanno al datore di lavoro, lui risparmia, lo stato ha fatto il suo e il lavoratore subisce, ancora.

Potrei elencare altri comportamenti scorretti e criminali, ma il punto è che se i palermitani vogliono davvero mettere piede nel futuro, devono cambiare atteggiamento, dall’Europa non possiamo solo prendere fondi di finanziamento e flussi turistici, dobbiamo anche importare prassi e senso civico. In un periodo di imbarbarimento della società, ribellarsi educando il prossimo è stata l’arma vincente dei paesi del nord che ha accolto il migrante e il rifugiato in un progetto di integrazione intelligente. Il processo di rieducazione come ribellione a Palermo dovrebbe interessare la sua classe dirigente, la sua classe operaia, la sua classe povera, prima ancora di pensare all’accoglienza e al migrante/rifugiato e farci grandi di gesti che non possiamo permetterci ed evidenziano solo una profonda contraddizione.

Dobbiamo credere in questa manovra di rieducazione e non mollare. Dobbiamo spedire lettere di raccomandazioni, non per un posto di lavoro, ma per ricordare a certa gente come si sta sulla terra civilmente insieme ad altre persone, che molti non lo hanno mai saputo e alcuni lo hanno dimenticato. Fatto questo, meglio nel contempo, dobbiamo creare tessuto economico, scambi commerciali, industrie, innovazione e non mollare. Dobbiamo valorizzare la cultura, l’arte, il verde, l’ecologico e non mollare. Il petrolio d’altronde è il risultato di una decomposizione durata migliaia di anni, non può venirne nulla di buono, il verde invece è la vita.

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Chiesa di San Cataldo e alle sue spalle Della Martorana. Periodi e stili differenti.

Dobbiamo caratterizzare Palermo e come un brand renderlo visibile al mondo e non mollare. Riposizionare la città nella percezione generale da città di mafia a città d’arte e cultura, mare e montagne, storia e tradizioni culinarie. In questo senso dal mondo antico abbiamo molto da imparare: pensate al Colosso di Rodi, le Piramidi, il Farò d’Alessandria d’Egitto. Più recenti? La Statua della Libertà, la Torre Eiffel, il Big Ben. Rendere Palermo riconoscibile e attrattiva è la strada da percorrere. Il viver civile, Il ritorno di immagine, il cambio di rotta verso un futuro tangibile darà soddisfazioni e benessere generale. Bisogna credere a questo e non mollare.

Io non so ancora per quanto, ma non mollo.